martedì 16 febbraio 2016

SWITCH ME ON

- from a not well defined past -

Agisci sui miei centri nervosi stimolando canali paralleli e controversi. Provo a drizzare le orecchie e annuso l’aria carica di elettricità in cerca di un segnale. Ma niente. Senza alcun avvertimento arrivi come un flash, rapido ed improvviso. Attraversi la mente e ti espandi ad eco dentro il corpo. Io rispondo con un sussulto. Riempiendo ogni spazio raggiungi presto la superficie, vestendomi di brividi.
Sei il generatore del mosaico dei sensi. Senza sforzo abbassi la leva e le lampadine che pendono stanche dal soffitto si accendono all’unisono, con un boato. E’ uno squarcio nel buio che fa male agli occhi. Uso le mani per coprirmi, ma il bagliore sa passare tra le dita, mi cerca e mi trova ugualmente. Accecandomi.

E torno nel buio.

lunedì 4 gennaio 2016

STAY

Infinito. Da esso veniamo e ad esso tendiamo, prima di noi e dopo di noi, nel circolare cosmico susseguirsi delle Ere, dei millenni, nel passaggio da generazione in generazione fino al più piccolo degli istanti. Nel perpetuo scorrere della trasformazione. Non più nascita e morte, ma interminabile fluire, nel cambio delle forme e dei materiali, invariato nella sua Essenza. 

Solo fermandomi riesco a percepirne il movimento, puntando il compasso e restando nel  mio centro, equidistante da ogni punto lontano dell'orizzonte. Sintesi perfetta di tutti i vettori che non li esclude, bensì li comprende e somma, nell'annullamento delle forze, tendendo all'equilibrio. 

Due corpi in attrazione generatori di nuove possibilità e spazi da esplorare.


domenica 20 dicembre 2015

ACQUARI

Ti sento mancare nella vastità dell'oceano in cui riposo. Mi ritrovo ad esplorarne i tranquilli e silenziosi fondali, abitando ogni anfratto, ogni grotta, espandendomi a macchia d'olio, occupando ogni spazio.

I pochi spiragli di luce che sanno penetrare la possente coltre d'acqua e giungere fino a qui, proiettano a raggiera immagini del mondo superiore, ricordi sbiaditi e ricuciti insieme per tenere insieme le fila di un discorso, quel tanto che basta a poter rintracciare le vaghe sembianze di un senso. 

Intono un canto di sirene e ti scopro abitarmi dentro. Occupi inconsapevole ogni infinitesimo spazio, il movimento degli atomi mi parla di te. 

Non c'è danza ad accompagnare lo scorrere dei giorni. Si alternano le ore, il sole e la luna compiono il proprio corso nel cielo. Ma nulla giunge nitido fino a qui. Visioni su visioni si mescolano, scambiano e condensano, in un'orgia silenziosa di immagini. Il ricordo e il sogno fondono i loro reciproci confini.

Vorrei riposare, ma di tanto in tanto un elemento riaffiora catturando la mia attenzione. Un colore, un profumo, un fotogramma. Ed è un po' come destarsi.

Mi chiedo se non sia meglio continuare a dormire. Pesci morti galleggianti in un acquario.


(dipinto di Salvatore Morgante, "Viaggio al tramonto")

lunedì 14 dicembre 2015

CAVIE

Ci si avvicina al lume di un freddo e asettico neon. Nei miei sogni si rincorrono immagini di scenari post apocalittici, resti di detonazioni colossali. L'unica cosa che scorre ancora viva è il sangue. Rimbomba nelle tempie così forte da far quasi male mantenendo inalterato uno stato di stordimento del tutto simile a postumi alcolici. Ronzii infiniti che si inseguono nella testa. 

Ci si avvicina ispezionando, sezionando, staccandoci lembi di pelle per scoprire cosa c'è sotto. Pura sperimentazione. Badiamo solo a rimettere tutto in ordine e gettare nel fuoco i resti. Facciamo attenzione a non scambiarci frammenti. 

Tieniti quel che ti appartiene. 
Il mio cuore non è qui.




sabato 28 novembre 2015

FAKE

Visioni.
Immagini in sequenza scoordinata, dimentiche di ogni già nota forma di logica. Un loop inesorabile si rincorre nella testa, inseguendo i pensieri, sbiadendo il sonno e amalgamandosi con esso. Le luci sono a tratti accecanti, tanto da poter pensare di non aver mai visto così bene prima. Eppure il messaggio appare distorto, corroso dal falso luccichio della bramosia. Una miriade di frammenti del medesimo specchio giace sparsa sul terreno, riflettendo la luce intermittente dell'insegna al neon del tuo baracchino ricolmo di amore in svendita. Richiami a caro prezzo per stupide allodole.
Mi aggiro tra le paludi metropolitane incontrando il mio pallido riflesso sulla superficie sudicia delle pozzanghere. Il tanfo della paura si mischia al mio buono profumo speziato da quattro soldi. 
Vorrei un'esplosione colossale, anelo una silenziosa denotazione che faccia brillare ogni cosa. Anche te.

Magritte, Il falso specchio. 1928.

mercoledì 18 novembre 2015

GRANDI ONDE BLU

Annaspi.
Ti agiti nella paura di annegare. Il mare intorno è profondo. Scuro. Agitato. Le onde sanno leggerti dentro, specchio che danza il tuo terrore. E' tutto a misura. Riesci a vedere?

Penetra acqua da ogni tua cicatrice. Diventi pesante. Sempre più pesante. Il mare presto ti inghiottirà. Riesci a capire?
Vorrei appoggiare di nuovo le labbra su quei segni nella pelle, succhiare per estrarne il veleno. Ma la lotta è tua. Soltanto tua. E non mi è concesso presenziare.

Abito i miei lidi, quelle terre su cui un giorno scegliesti di approdare. Percorro a piedi nudi le stanze vuote che hai abitato anche tu, entrando come un vortice splendente. Ora già manchi, e mi chiedo se sei mai esistito. Unica traccia del tuo passaggio, il tuo profumo che si mescola con il mio. Riesci a sentire?


Ssshhh. Non fare rumore. Si sveglierà.




giovedì 8 ottobre 2015

DEJA VU MANCATI

agosto 2013

"Accadde nel momento in cui voltai lo sguardo in un'altra direzione, per sottrarre l'immagine dei miei occhi appannati e già rossi alla tua vista, mentre procedevi lento, quasi a voler prolungare quell'attimo per l'eternità - momenti densi di un silenzio assordante, nel frastuono dell'aeroporto. Fu in quel piccolo frangente, che li notai. Smisi di pensare al tuo andare via, catturata dalla loro immagine. La lentezza dei tuoi passi risuonò d'improvviso così rapida da perdersi tra i gesti concitati e i saluti frettolosi del resto dei passeggeri, in coda verso i controlli di sicurezza. Ma non sentivo più nulla. Quel loro abbraccio silenzioso congelò ogni cosa. Non mi mossi. Non potevo - o non volevo? - perdere il contatto con il volto di lui: un mare calmo, al tramonto, la quiete dipinta sul viso scuro di un ragazzo straniero, dai molti capelli ricci. Gli occhi chiusi, e la netta percezione di un lieve sorriso appena accennato sulle labbra. Un abbraccio silenzioso e immobile, fermo e saldo, quello tra lui e la ragazza dai capelli biondi raccolti in in una morbida coda, di cui non potevo conoscere il viso. 
Cercai di tornare a guardarti, e ti trovai avanzato lungo la coda a serpente, muovendoti solo tra le inutili curve, per aggiungerti agli ultimi passeggeri, in fondo alla coda.
..."

(incompiuto)