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martedì 15 marzo 2016

RESET

1 gennaio 2016

Dicono che nell'occhio del ciclone regni una pace inattesa. Una sospensione inusuale. Lo Spazio ed il Tempo cessano di esistere lasciando il posto al Vuoto creatore. Staticità generatrice di movimento. Il Nulla che precede e sottende il Tutto.
L'Abbandono risulta essere essenziale al ritrovamento di quanto si credeva perduto. 
E' nel più arido dei deserti che incontro il volto di Dio. Silenzio e vastità a perdita d'occhio.

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tuoi occhi sono la chiave di connessione con il tuo deserto, il tuo spazio vuoto, il limbo cosmico che tutto permea e tutto anticipa, la luce post atomica a cui tutto ritorna.
Gli occhi, chiave per l'Infinito di Pace.


lunedì 4 gennaio 2016

STAY

Infinito. Da esso veniamo e ad esso tendiamo, prima di noi e dopo di noi, nel circolare cosmico susseguirsi delle Ere, dei millenni, nel passaggio da generazione in generazione fino al più piccolo degli istanti. Nel perpetuo scorrere della trasformazione. Non più nascita e morte, ma interminabile fluire, nel cambio delle forme e dei materiali, invariato nella sua Essenza. 

Solo fermandomi riesco a percepirne il movimento, puntando il compasso e restando nel  mio centro, equidistante da ogni punto lontano dell'orizzonte. Sintesi perfetta di tutti i vettori che non li esclude, bensì li comprende e somma, nell'annullamento delle forze, tendendo all'equilibrio. 

Due corpi in attrazione generatori di nuove possibilità e spazi da esplorare.


giovedì 8 ottobre 2015

DEJA VU MANCATI

agosto 2013

"Accadde nel momento in cui voltai lo sguardo in un'altra direzione, per sottrarre l'immagine dei miei occhi appannati e già rossi alla tua vista, mentre procedevi lento, quasi a voler prolungare quell'attimo per l'eternità - momenti densi di un silenzio assordante, nel frastuono dell'aeroporto. Fu in quel piccolo frangente, che li notai. Smisi di pensare al tuo andare via, catturata dalla loro immagine. La lentezza dei tuoi passi risuonò d'improvviso così rapida da perdersi tra i gesti concitati e i saluti frettolosi del resto dei passeggeri, in coda verso i controlli di sicurezza. Ma non sentivo più nulla. Quel loro abbraccio silenzioso congelò ogni cosa. Non mi mossi. Non potevo - o non volevo? - perdere il contatto con il volto di lui: un mare calmo, al tramonto, la quiete dipinta sul viso scuro di un ragazzo straniero, dai molti capelli ricci. Gli occhi chiusi, e la netta percezione di un lieve sorriso appena accennato sulle labbra. Un abbraccio silenzioso e immobile, fermo e saldo, quello tra lui e la ragazza dai capelli biondi raccolti in in una morbida coda, di cui non potevo conoscere il viso. 
Cercai di tornare a guardarti, e ti trovai avanzato lungo la coda a serpente, muovendoti solo tra le inutili curve, per aggiungerti agli ultimi passeggeri, in fondo alla coda.
..."

(incompiuto)

martedì 6 ottobre 2015

I CANTI DEL RITORNO

4 settembre 2015

Galleggio leggera sulla superficie delle acque. Ondeggio cullata dal blu del mare. Riposo, protetta da rive e rocce antiche. E’ un tempo già vissuto e che più non torna, quello che rivedo. Eco di epoche lontane.
Un caldo sole risplende alto, spargendo accecanti raggi di luce bianca in ogni dove. Percepisco il cerchio di fuoco da dietro le palpebre. La salsedine sulla pelle brucia.
Accanto a me, un antico fratello.

Sei tu.
Incrocio il tuo sguardo ed intravedo la nostra fine. Percepisco l’angoscia ed il terrore. I tuoi occhi, presagio di devastazione.

Presto, il mare ci inghiottirà.
Non resterà nulla oltre alle nostre carcasse fluttuanti.
Bambole di pezza cadute in un pozzo.



- Chi sei?
- Il Fuoco dentro di te.

martedì 1 settembre 2015

TWIN FLAMES

Il mio cuore sanguina, mentre palpita e sorride. Mi lascio accarezzare dall’inquietudine che aleggia, e a tratti sotterra ogni altro pensiero.

Non c’è nulla qui intorno. Solo sabbia a perdita d’occhio. Polvere e macerie. Apparente immobilità.

Eppure, nel più vasto dei deserti, senza preavviso la Vita si palesa in tutta la sua grandezza, gonfia di ardente e accecante splendore. Senza bussare irrompe, generando luce in un’esplosione silenziosa. Sottili fili rossi si diramano tutto intorno, costellati da piccole e calde luci. Un reticolo venoso pulsante, ad indicare la Via.

Un fuoco enorme arde dentro e fuori di me.
Forti folate di vento raggiungono le fiamme, di tanto in tanto. Resto in bilico, tra la paura dello spegnimento e il terrore di divampare.


lunedì 20 luglio 2015

COME IN CIELO COSI' IN TERRA


"My heart's in the Highlands a-chasing the deer
A-chasing the wild deer, and following the roe 
My heart's in the Highlands, wherever I go."

Affondo nella terra per unirmi al mio sentire. Scopro un terreno morbido e fertile, l'erba tenera del mattino mi solletica i piedi. 
Non c'è paura nel ritrovare le radici. Stabilizzo l'equilibrio, tendendo all'armonia. E incontro casa, dentro me stessa. 



Posso tendere al Vento. 

Nella più sfrenata libertà di essere te stesso.

sabato 27 giugno 2015

"SENTO IL TUO DISORDINE"

 - Chi sei tu? -

"Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio.
C’è somiglianza. C’è
lo stesso slabbro di ferite identiche.
C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.
Anch’io voglio una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana."
di Mariangela Gualtieri


ph. Stefano Sala



lunedì 15 giugno 2015

IMMANENTE

Tempo.

Curioso cogliere il soggettivo sguardo nell'apprezzare la velocità dello scorrere degli istanti. Anni come attimi, e sospiri apparentemente infiniti. Congelati. Sguardi terminati, accaduti in un tempo che più non torna. I nostri occhi che non si incontrano nello spazio presente.

Eppure.

Eppure l'incontro permane. Non è già ricordo, non ancora aspettativa. Una vibrazione sopravvive all'incedere del tempo. Non sbiadisce. Cresce e si innalza, permeando ogni singola frazione di istante, esistendo in essa.
Non ci incrociamo. Abitiamo lo spazio vuoto della creazione.
Scintille e fili modificano lo spazio circostante.

...
Connessioni.

giovedì 30 aprile 2015

BIANCO



- Aspettami, arrivo subito.
- Dove vai?
- In bagno. Voglio farmi una doccia.
- No, vieni qui. Ti voglio con il tuo odore, misto al profumo della salsedine.
Marta si fermò di colpo, sulla porta. Una mano appoggiata allo stipite bianco. Era una bella camera d’albergo, ampia e luminosa, con una grande terrazza che si affacciava sul mare. Le finestre erano aperte, un vento fresco faceva entrare la voce delle onde gonfiando le tende bianche come grandi vele.
Restarono immobili per qualche manciata di secondi, guardandosi. Gli occhi di uno dentro quelli dell’altro, fino in fondo. Si cercavano, in quello sguardo, setacciavano l’anima nella speranza di trovarvi riflesso un barlume della propria.
- Vieni qui, bambina.
Marta obbedì al comando che uscì caldo e fermo dalla gola di quell’uomo. Camminò piano sul gelido pavimento di marmo chiaro, mettendo uno davanti all’altro i suoi piedi nudi e abbronzati. Le braccia molli lungo i fianchi, lo sguardo basso. Arrivata ai bordi del letto lo rialzò, ma non poté incontrare gli occhi di lui, incollati sul punto in cui il suo leggero vestito bianco accarezzava i suoi fianchi morbidi. La brezza estiva che entrava dalla finestra faceva muovere delicatamente quella stoffa, stuzzicando la sua fantasia. Marta non portava il reggiseno. Una spallina del vestito era scesa maliziosa sulla sua spalla rotonda. Lo sguardo di lui si soffermò per un attimo sul suo piccolo seno. Poteva disegnarne il contorno, ne immaginò il colore, il profumo, il sapore. Lo pensò dolce, gli ricordò il gusto del latte di mandorle.
- Spogliati.
Marta obbedì nuovamente. Lasciò cadere quel vestito leggero accanto ai suoi piedi, sul pavimento. Solo in quel momento lui si accorse che non indossava nemmeno gli slip. Ebbe un fremito mentre con gli occhi percorreva ogni angolo di quel corpo dorato.
Poi accadde qualcosa, simile al fragore di un tuono che squarcia l’aria carica di pioggia di un pomeriggio di marzo. Nel più assordante dei silenzi, Marta iniziò a piangere. Era immobile, le braccia sempre lungo i fianchi, il respiro tranquillo. Aveva lo sguardo fermo, due occhi che si specchiavano dentro quelli di un uomo steso su di un grande letto bianco. Sembrava una bambola, bellissima, con due guance solcate da lacrime salate. Vedendole gli venne in mente il sapore del mare, il profumo della salsedine. Allungando una mano avrebbe potuto toccarla, eppure sembrava così lontana, persa, racchiusa in quel pianto muto. Solo gli occhi mantenevano il contatto con quella stanza, con quell’uomo. Occhi del colore del cielo, della pioggia, dell’acqua. Occhi del colore del mare. Era un mare calmo quello che la attraversava, dolce come la nostalgia di un amore perduto tanti anni prima, portato via dalla corrente della sera, e mai più ritornato.
- Vieni qui, bambina. Vieni qui.
Fecero l’amore, in quella luminosa camera d’albergo, su quel letto bianco, sopra quel marmo chiaro. Il corpo da uomo di lui sulla pelle dorata di Marta, sotto la sua pelle di ragazza. Nella sua carne di donna. Tra le sue lacrime di bambina. La baciava, ed erano baci di una dolcezza infinita. In quell’incontro di labbra, e lingue, e pelle, e umori, quell’uomo cercava di asciugare tutte le lacrime di un’intera vita, le sue mescolate con quelle di Marta, le stesse lacrime, indistinguibili. Le beveva, e gli tornava in mente il sapore del mare, il profumo della salsedine.
Marta godeva, e non chiuse mai gli occhi. Erano occhi del colore del mare. Infiniti, smisurati. Occhi pieni di acqua salata, acqua che scorreva sul suo viso, sulla pelle di quell’uomo che la possedeva e la baciava – erano baci di una dolcezza infinita – acqua e onde che seguivano il ritmo di quei due corpi che facevano l’amore, asciugando in un gesto le lacrime di una vita intera.
Si scambiarono l’anima donandosi vita, e vennero insieme, stringendosi forte come nella paura di perdersi per sempre, in mezzo a lenzuola bianche, mentre un vento leggero entrava dalla finestra, portando la voce lontana delle onde e il profumo della salsedine. Gonfiando le tende come fossero vele. Accarezzando la pelle dorata di Marta. Stuzzicando la fantasia di un uomo. Asciugando le lacrime di una vita intera.




SIRENE





Ti desidero.
Sotto le lenzuola, mentre fuori esplode il temporale, mi ritrovo a cercarti muovendomi nel buio. Mi sfioro quasi distrattamente, e ti scopro a navigare nei pensieri. Ti vorrei qui, a riempire altre notti del nostro sudore, della saliva e dei gemiti che condensano l'aria tutto intorno.

Non esiste un domani, ci riempiamo della bellezza dell'attimo che esiste e si carica dei nostri respiri affannati, per dissolversi nell'esplodere del nostro orgasmo.

Non c'è niente di più vero e violento del sentirti dentro di me, un fiume in piena che mi travolge e mi porta alla deriva, superando la foce, attraversando gli oceani.
E ci trasciniamo sul fondale, complici dello stesso gioco al massacro.


Non c'è quiete in questi abissi. Solo l'assordante silenzio della tua assenza.

venerdì 4 ottobre 2013

CAOS CALMO

Riempio le giornate nel tentativo di non pensare.
E ti scopro mancare.

Sei nei silenzi. Sei negli istanti di quiete tra la frenesia dell'incessante brulicare di cose da fare, lettere a cui rispondere, impegni da non dimenticare. Scivoli tra i pensieri, ti insinui tra gli ingranaggi e fai vacillare il più nitido dei percorsi, il più delineato degli obiettivi da perseguire.

Vorrei espandermi a macchia d'olio ed inghiottire tutto, far scomparire i giorni, le notti, le albe, i risvegli. Fondere tutto in un pantano di perfetto nonsense, in attesa del nulla. O forse solo di te.

Finché non trovo il coraggio di fermarmi davvero. E scopro che è il vuoto ad inghiottirmi. E che non c'è meta, lontano da te.

lunedì 22 aprile 2013

OCEANI

dancing with Enya, Aldebaran

Sto.
Vivo, bevo, mi lascio cullare.
Piccole bolle accarezzano il mio corpo.
C'è un vento fresco che soffia sulla pelle.
Non fa male.
Non c'è paura.
Respiro.
E sto.

mercoledì 17 aprile 2013

LA REGINA DELLE FATE

listening to Meshell Ndegeoncello, Bitter


Piangi, bambina.
Raccogli i desideri e rendili liquidi. 
Fai che il respiro possa uscire libero, raccontando di casa in casa le tue preghiere.
Raccogli i capelli, intrecciali con piccoli fiori bianchi. Avrai da correre molto, seguita solo dal vento della notte.
Pulisci il tuo viso ancora stanco. Riscalda il tuo ventre.

Il mare ti aspetta, silenzioso.

venerdì 12 aprile 2013

SPECIAL NEEDS


(16 febbraio 2011)

Sei inverno. Percorro a bordo di una jeep scassata le strade terrose che si perdono nell’arsura di questa natura sconfinatamente bella e crudele, ostile, e la tua immagine si materializza appoggiandosi piano alla mia mente. Appari in contrasto con il rosso che domina ovunque. Ho il sapore di questa terra fin dentro la gola, non va via. Soffocando nel caldo torrido crea una patina su tutto ciò che mi circonda. Ma tu arrivi e ti delinei limpida. La tua pelle, che sotto i tuoi capelli neri sembra ancora più bianca, qui si espande risuonando ad eco ed esplodendo piano nell’aria come l’inizio di quella si prevede essere una nevicata colossale. Contrasti cromatici e incompatibilità termiche di una bellezza disarmante. Il senso della voglia di un paio di guanti caldi a proteggere dal gelo.
Lasciami ancora un po’ senza fiato a guardare il paesaggio che brucia mentre mi ricordo dell’inverno.