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martedì 15 marzo 2016

RESET

1 gennaio 2016

Dicono che nell'occhio del ciclone regni una pace inattesa. Una sospensione inusuale. Lo Spazio ed il Tempo cessano di esistere lasciando il posto al Vuoto creatore. Staticità generatrice di movimento. Il Nulla che precede e sottende il Tutto.
L'Abbandono risulta essere essenziale al ritrovamento di quanto si credeva perduto. 
E' nel più arido dei deserti che incontro il volto di Dio. Silenzio e vastità a perdita d'occhio.

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tuoi occhi sono la chiave di connessione con il tuo deserto, il tuo spazio vuoto, il limbo cosmico che tutto permea e tutto anticipa, la luce post atomica a cui tutto ritorna.
Gli occhi, chiave per l'Infinito di Pace.


sabato 27 giugno 2015

"SENTO IL TUO DISORDINE"

 - Chi sei tu? -

"Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio.
C’è somiglianza. C’è
lo stesso slabbro di ferite identiche.
C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.
Anch’io voglio una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana."
di Mariangela Gualtieri


ph. Stefano Sala



lunedì 4 maggio 2015

ATLANTE DELLE NUVOLE


Abbracciami.

Ci avviciniamo modificando la materia circostante. Due corpi in attrazione, generatori di nuove dimensioni spazio-temporali. Tutto è così perfettamente fuori dall’ordinario quando colto nel profondo. E la sua natura mutevole, al ritmo della mia discesa nelle profondità della conoscenza.

In assenza delle stelle, ho scrutato il cielo cercandole così a lungo da tesserne un desiderio.
Vivo l’attimo immanente, nel fluire di incontri passati, presenti e futuri. Colgo il tempo circolare. Mi meraviglio dinnanzi ad ogni Mistero rivelato, ogni connessione stabilita, ogni perla ritrovata. Ogni voce chiamata che risponde. Ogni stella che compare.

E nell’incontro con la meraviglia, incontro Me Stessa.




venerdì 16 novembre 2012

INCIPIT


Non chiedetevene il perché. Affacciatevi ed annusate, sbirciate. Lasciate abituare i vostri occhi all’oscurità. Una debole luce filtra da un buco nella tapparella. Modellatevi sulla penombra, carte sensibili da impressionare. Lasciatevi sviluppare. Guardate, e fatevi ammirare.
Assaggiate, bevete, prendetene fino a star male. Liberi di entrare ed uscire.
Leggete.

Solo, uscendo, ricordatevi di lasciare la porta aperta.