venerdì 16 novembre 2012

GRAMMOFONO


listening to F. Chopin, valzer n. 10 in B minor, op. 69 n. 2



Stringimi a te, questa notte. Abbiamo esili istanti da trascorrere insieme, prima che il tempo si riprenda tutto, ancora una volta. L’ennesima.
Voglio passare le ore che ci restano ballando. Con la mia grande gonna rossa voglio disegnare in aria tanti cerchi colorati. Voglio distinguerne i contorni.
Balleremmo ridendo tutta la notte, bevendo vino. Del buon Pinot grigio. Consumeremmo le suole battendo e trascinando i piedi, agitando, correndo, saltando. Ansimando. Sfinendo.
Ci fermeremmo. Sdraiati sull’erba, mi accarezzeresti i capelli, il viso, il collo. Baciandomi, mi chiederesti di fare l’amore, ed io scapperei, sperando come una bambina di essere inseguita.

E tu resti lì, immobile, a guardarmi correre via, oltre la fontana, mentre supero le siepi e le aiuole. Mi guardi voltare l’angolo della grande villa, proseguire oltre il roseto, e scomparire nel buio della notte, lontana persino dalla luna.
Io non smetto di correre. L’aria fresca della notte mi ghiaccia la pelle, congelando la mia aria di sfida.
Sorrido, e non mi fermo mai.

INCIPIT


Non chiedetevene il perché. Affacciatevi ed annusate, sbirciate. Lasciate abituare i vostri occhi all’oscurità. Una debole luce filtra da un buco nella tapparella. Modellatevi sulla penombra, carte sensibili da impressionare. Lasciatevi sviluppare. Guardate, e fatevi ammirare.
Assaggiate, bevete, prendetene fino a star male. Liberi di entrare ed uscire.
Leggete.

Solo, uscendo, ricordatevi di lasciare la porta aperta.

Ho sempre scritto, in vita mia. 

L'ho sempre fatto, per passione, per divertimento, per evadere...più semplicemente, perché mi veniva naturale farlo. E non ho mai smesso.
Tranne negli ultimissimi mesi, nell'ultimo anno, per un serie di eventi e coincidenze con le quali non sto a tediarvi. 
Comunque.
Ci ho provato (o meglio, riprovato) dando vita a "Vi racconto l'Amore", con l'intento di raccogliere racconti di Vita, vita da ostetrica, e vita di madri, padri, figli. Qualcosa l'ho anche scritto, e pare sia piaciuto. Ma così non va. O meglio, così non vado io. Non funziono, non produco, non mi viene da scrivere nulla. Faccio fatica. E per quanto io possa amare smisuratamente il mio lavoro da ostetrica, la scrittura, per me, è altro, deve essere altro. Scollegata, fuori da ogni giudizio, irriverente, anche scomoda. Insomma, mia e reale. Se tutto questo resta connesso alla mia professione (e dunque anche professionalità), inevitabilmente mi sento investita di un ruolo anche qui, e per quanto positivo possa essere...io, qui dentro, ci vivo male. Non nuoto: annaspo. Non parlo: balbetto. Non cammino: inciampo.
Ecco perché ho deciso di trasferire "Vi racconto l'Amore". Cerco di ridare vita a quel che mi manca, ma che non ho perso, perché è sempre dentro di me. 
Agli affezionati dico "Non preoccupatevi, non ve ne andatevene". Nella nuova casa, troverete i racconti che avete già letto (non si cancella nulla!), ma anche molto, molto, molto di più. Ho tante cose, nei cassetti, a prendere polvere, che aspettano di vedere la luce. E cose nuove, certo, ansiose di venire al mondo. 

A tutti voi, benvenuti. 
Buona lettura.